Archive | marzo, 2012

Come back to bed.

19 Mar

E del resto non saprei, se partecipare nuovamente ad un giornale: dovrei porre attenzione a ciò che accade intorno e renderla in qualche modo interessante. Ho disimparato, inoltre la coordinazione avviene su internet, senza brainstorming dal vivo sarà molto più complesso farsi venire delle idee. Però è un’iniziativa carina, dovrei provare (www.studionews24.com).

Un tempo ascoltavo più volentieri la chitarra elettrica, ora è una faticaccia. Per ora ascolto la discografia di John Mayer, poi decido a cosa sia il caso di affezionarsi ed a cosa no.
Devo andare a rinnovare la carta di identità.

Sono in una fase di stallo, come essere finita nel mezzo di una partita a scacchi, ed io sono l’alfiere ma non mi posso muovere, né l’avversario può farlo. Se gli altri pezzi sono ancora liberi di muoversi, al di fuori di questi quattro quadrati dove noi invece siamo bloccati, la partita finirà e noi potremmo tornare a vita reale. Se invece anche per gli altri pezzi è situazione di patta, rimarremo così per sempre. Ora – io preferirei di no. Preferirei poter tornare ad avere libero arbitrio, invece che rimanere qui immobile.

Ho appena avuto un flash di un sogno che ho fatto anni fa. Forse l’avevo già scritto da qualche parte. Ora mi è tornato in mente, l’ho scritto, sono stata colta da inquietudine.

Mi sono pentita di aver abbandonato il violino.

13 Mar

Ho superato lo schock di un’amicizia finita. Forse è stato un po’ di sole, passarle davanti e vedere che lei sorrideva parlando con un altro. Sembrava più rilassata, meno in tensione rispetto ad una volta. Forse adesso è se stessa ed è più tranquilla. Non mi ha visto, non ho sentito il desiderio di fermarmi a dire – guarda, guarda persona malvagia, perché mi hai rinnegato? – sono scorsa avanti ed era un po’ più caldo e si stava bene, va’ per la tua strada, è il momento di chiuderla davvero. Sii chi vuoi e a me non interessa più. Sono libera dal tuo pensiero.

Chissà se riuscirò a essere sincera con qualcuno di nuovo. Mi dovrò impegnare tanto per raggiungere lo stesso livello di sicurezza che avevo. Ci sono – per fortuna – persone sempre presenti e con cui pause di mesi sembrano secondi.
Vorrei fare lo stesso con le persone nuove che conosco – sperando che non me la rendano complicata. Per esempio: non dirmi tranquillamente che hai portato la tua ragazza sulla canna della bicicletta per DUE ore per andare al mare, mi farai solo invidia pazzesca.

Poi ci sono “i grandi” – non lo so, rapportarmi con persone adulte e affermate mi sembra che sia ancora più semplice che farlo con le persone della mia età. Quando ero piccola c’erano i tavoli dei bambini e quello dei grandi – e ora è come se ce ne fosse uno solo. Sono intimorita da un lato e dall’altro lusingata, ma posso continuare a preferire i cartoni animati a voler guidare la macchina?

Ho le unghie color salmone e i pantaloni blu blu blu. Vorrei avere il tempo di comprare una tuta e dormire sulla sabbia – quello però in costume! – finire di leggere La scimmia pensa, la scimmia fa e non dover fingere di progettare palazzi.

Ieri mi annoiavo così tanto a lezione che ho provato a concentrarmi tanto da farmi crescere le antenne. Vorrei cantare ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi, ma anche essere un po’ più intonata, per le vie di Dublino il poeta è da solo e nessuno lo capirà – ma forse neanche io faccio troppo per cercare di farmi capire dagli altri: forse non ne ho voglia, non siete le persone giuste.

 

Move on

11 Mar

E’ WordPress la casa del mio blog, ma non posso fare a meno di scrivere splinder nella barra dell’indirizzo prima di rendermi conto che abbiamo dovuto tutti traslocare.

Ieri sera in televisione facevano Jumanji – ero contenta come quando avevo sette anni. Chissà se c’è qualche film-per-adulti che mi fa essere contenta nella stessa maniera incondizionata.

Oggi ho deciso che ascolterò Elvis Presley. Farò un ricciolo in centro ai miei capelli per onorare con tanta brillantina il mondo intorno, e poi imparerò a fare quelle mosse di gambe snodate che, tutti quanti sappiamo, sono state insegnate a The King da Forrest Gump. Ma anche: Elvis è morto perché era diventato grassissimo, negli ultimi anni mangiava troppi panini, proprio come i perfetti americani – un giorno ne ha mangiati troppi, ha fatto indigestione e quindi è morto, anche se era giovane. O meglio: mia mamma quando gliel’ho chiesto mi ha raccontato così, immaginate come ci sono rimasta male a scoprire che il buon vecchio Re del Rock, prima di morire, non era un obeso, e che la sua morte è – in parte – avvolta dal mistero, e forse è ancora vivo in un’isola dei Caraibi o su di una colonia lunare, insieme a Marylin Monroe, Adolf Hitler, Michael Jackson e altri VIPs di cui non abbiamo trovato il corpo/non siamo davvero convinti della loro morte.

Forse metterò tante canzoni diverse di Elvis su un cd e lo metterò in macchina, insieme alla musicassetta di Renato Carosone, quella rosso fuoco con l’etichetta arancione dove ci sono dei pezzi di pianoforte suonati con maestria e che i miei probabilmente ascoltano da prima che fossi nata io. Poi chissà quando avrò il piacere di ascoltarle, visto che non ho la patente e in auto salgo raramente. E no, non ho intenzione di prenderla, almeno per adesso.

 

Lacrime di cristallo.

3 Mar

E poi realizzi la morte di una persona, e le morti ti arrivano tutte insieme, come se fossero state congelate da una parte di me, sei troppo piccola, troppo lontana, troppo distratta per realizzare.
Quando è morto il nonno la nonna me l’ha detto, ero in camera da letto e la stessa di adesso, ma allora non dormivo lì e dormivo con mamma e papà, però forse nella cameretta ci stavo giocando, e la nonna è venuta e mi ha detto “il nonno è morto, stanotte gli è uscito tutto il sangue dal naso”. E io forse ero triste ma non me lo ricordo, però erano tanti mesi che il nonno a casa non c’era più ed era all’ospedale, e a me ci hanno portato solo una volta a trovarlo quando era ricoverato, ma prima abitava con noi e io me lo ricordo, anche perché all’asilo non ci andavo e stavo a casa con loro, e mi ricordo che il nonno non aveva più i denti e del pane mangiava solo la mollica, e io pure però perché ero piccola, e una volta avevo preso la mollica per me e il nonno mi aveva detto ” e a me niente?” e io mi ero girata e sul tovagliolo accanto c’era una pallina intera, ma non so da dove fosse apparsa, non l’avevo fatta io, ma si era creata apposta per farmi fare bella figura “tieni questa è per te!” e io avevo fatto la parte della brava nipotina. Una volta in campagna avevo trovato una noce e lui me l’aveva aperta, e poi ha detto che gli dispiaceva che non la poteva più mangiare perché aveva perso tutti i denti, però da giovane ne aveva mangiate tante. Mia nonna dice che era così alto che quando facevano le gite e poi facevano le foto, prima solo uno aveva la macchina fotografica, ma quello che scattava era un po’ scemo e al nonno che era più alto, per prendere gli altri, gli tagliava sempre la testa. Ora è tanto che non me lo racconta.
Racconta sempre di quando era piccola però, soprattutto di quando era vivo suo padre. Anche se c’era la guerra, forse perché le cose recenti se le ricorda meglio, e non ha bisogno di raccontarle, mentre quelle più vecchie se le ripete se le tiene strette, e le rivede bene quando ne parla, e forse le sembrano un po’ meno lontane.

Non mi ricordo se il nonno è morto quando andavo già a scuola oppure l’anno prima. Era il 1996 o il 1997, credo.

Forse. Non lo so, è tanto che non vado al cimitero, più di dieci anni sono passati. Quando ero piccola e dicevo ancora le preghiere, prima di dormire, e anche per il nonno.

Un giorno mia zia si stava facendo il colore ai capelli: li aveva tutti bagnati e tirati all’indietro. Allora gli occhi e la fronte e il naso sono quelli, e ho visto mia zia così e il nonno era lì, ed era uguale, ed era proprio fatto così. Era passato tanto tempo ma il nonno era proprio quello.

Nonno fumava e giocava a carte, le carte ce le ho sempre e sono tutte annerite, e ne sono gelosa, quelle non si portano al mare ma stanno in un cassetto, e odorano ancora un po’ come lui, sono la mia eredità infantile, vanno trattate con cura. Di giochi se ne fanno tanti altri, d’estate qualche anno fa ne facevamo molti di più, ma è una vita che non gioco a scopa, quella semplice con le carte napoletane, come mi ha insegnato lui, magari una volta chiedo alla nonna se giochiamo insieme, magari è contenta.

Come siamo incoscienti da piccoli. Come quando cresciamo e crediamo di poter avere il controllo su tutto, e invece niente.