Archive | luglio, 2012

Che fai tu Luna in ciel?

30 Lug

Non è così folle l’idea che la luna possa caderci sulla testa, prima o poi. Ma non in tempi remoti: entro cinquant’anni, in un tempo così breve che anche noi potremmo sperare di vederlo. Non sarebbe così male, in realtà. Potrebbe essere un buon modo di morire: un senso di ribalta che l’uomo ha dimenticato. Un tempo ambivamo alla luna in ogni sua forma, letteraria e fisica, e ora ne siamo lontani. Se cadesse, così, d’un tratto, forse ci ricorderemmo di lei. Sarebbe il suo modo di dire “ehi, ragazzi! Guardate che esisto sempre, eh!” poi sono andata sui monti, non proprio montagnissime, ma ho fatto un bellissimo giro in bicicletta più sentiero da arrampicatore (livello facile). Sono tornata a casa con le ruote tutte bianche, e un sorriso enorme. La città si è subito ripresa la polvere bianca, nel giro di cinque minuti mi ha riportato al suo nero, ma i campi di girasoli, l’acquedotto romano, i ruderi che dominano la pianura, il silenzio. Era quello che ci voleva. La spontaneità della gita credo mi abbia ridato la vita. Ho respirato. Per altro non pensavo nemmeno di essere in grado di arrivare fin lassù, o credevo ci volesse più tempo. Forse era perché non ero da sola, ma in due. Siamo saliti in cima fino alla casa del polacco, un certo Bosniaski, che venne in Italia nel 1870 perché era una terra liberata, e la sua Polonia invece era ancora afflitta – il paese più sfortunato d’Europa, come diceva il mio professore di filosofia. Avevo il telefono per fare le foto, ma esibire la tecnologia in un luogo del genere mi sembrava un’offesa. Se proprio volete sapere come sono quei sentieri, di pietre aride e spaccate, sporche di terra rossa, ingrigite e assetate, amabili ed irriconoscibili resti di marmo di Carrara, insomma, una foto non vi avrebbe mai e poi mai aiutato ad evocare l’anima di quei luoghi.
Tornerò.
E anche: grazie ad Alberto che mi ha portato lì. Ci sono quelle persone con cui sembra non ti sia rimasto molto da spartire, che non vedi mai, che in fondo ti rimettono al mondo. Ti ricordano chi sei. Ti cadono in testa, come la luna che sbatte la sua immagine sul cerchio del pozzo: sono qui, eh. Perché mi hai dimenticato? Ricordati del passato. Non piangerci sopra, fa’ come Nietzsche. Prendi il bello.
Sono pronta: attendo la caduta della luna. Che, più che una caduta, sarà un atterraggio trionfale.

 

Predalles.

9 Lug

Il mio cervello sta ronzando e non riesce a smettere da due giorni a questa parte, ormai ha un suono fisso, fa BZZZZZZZZZ incessantemente  – ah no, ogni tanto fa anche AAAAAAAAAAA, ma con un tono chiuso, sottile, non troppo molesto. Credo che faccia troppo caldo e si sia surriscaldato, non è proprio il massimo cercare di studiare in queste condizioni, ma cercheremo di farci l’abitudine.

Quando Splinder chiuse qualcuno mi aveva chiesto di scrivergli, ho salvato l’indirizzo, mi aveva lusingato l’idea e poi non l’ho fatto. Ma sì, sono la solita bidonara che rimanda le cose all’infinito, quando me le dicono sono felice, mi fa stare bene l’idea di dire sì sì, lo farò – poi immancabilmente non adempio il dovere. Sono inconcludente.

Il signor Predalles è in realtà una principessa travestita, che cerca di esperire la vita di tutti i giorni perché il suo gatto le ha detto che prima di trovare il vero amore avrebbe dovuto vivere come un trafficante di tatuaggi. Per questo ogni mattina si alza e fa il contrario di ciò che il Primo Ministro inglese fa ogni mattina: la barba. Mentre il secondo se la rade, lei se la fa crescere, un po’ con la crescina, un po’ con il makeup di cui è una maestra. Si spennella il viso come se dovesse ricopiare una stampa di Aubrey Breadsley e poi colorarla, con tutti quei riccioli e arzigogoli che avrebbero reso felice un Mucha o un Klimt qualunque. Quando ha finito con il kajal, il suo mento pare ricoperto di peluria soffice, ed invece è solo un disegno. Poi raccoglie i capelli in uno chignon, o per dirlo in versione maschile, in una cipolla, e li tira così tanto che perde il ricordo della chioma fluente da ragazza, per assumere i connotati di un boxeur. Indossa la canottiera bianca e nera a righe orizzontali, ed il gilet sfrangiato di pelle, che le annulla tutte le forme del corpo. Ecco, ora è pronta. E’ una travestita dei tempi moderni, ed è pronta a salire sul Podio del Baio, il locale dove si fanno tatuaggi ad uomini e no, incidere la pelle è come ricamare la propria vita su qualcun altro, e la Principessa è bravissima, è un tatuatore eccezionale. Quasi quasi diventerebbe uomo solo per continuare a scolpire corpi per il resto della vita, ma manca poco tempo, dovrà tornare a casa e oggi è il suo ultimo giorno, e non ha ancora trovato amore che non sia il desiderio di lasciare una sua impronta sul corpo del primo sconosciuto che le si presenta nel negozio. E’ un desiderio di dominare, di tenere sotto controllo l’amore fino al punto di incidere nella carne, ma non è mirato, è ancora platonico ed assoluto, senza obiettivo, come dovrebbe essere il vero piacere: puro e sconnesso dagli altri, indirizzato solo verso il soddisfacimento di se stessi. Il signor Predalles pensava a questo, quando fu interrotto sul più bello dal solito rappresentante edile che lo aveva scambiato per un prodotto da mostrare nel suo catalogo – “ah, mi scusi, mi scusi. E’ che io pensavo, vede, abbiamo brevettato questi nuovi solai prefabbricati, e li abbiamo chiamati Predalles, insomma, lei li può mettere in opera già pronti, li appoggia e ha finito, mi scusi, c’è stato uno scambio di persona” e così continuava a scusarsi quell’ometto, intimorito dalla barba della Principessa, che vedendosi arrivare lo sprovveduto per l’ennesima volta, l’aveva iniziato a spintonare e aveva alzato l’ago da tatuaggi. “va’, non farmi perdere altro tempo!” adesso lei gli diceva, per allontanarlo, brandendo la sua arma “oppure dovrò scriverti sulla fronte – HO SBAGLIATO – così non ti dovrai trattenere oltre per le scuse, e appena aprirò la porta e tu sarai lì dietro, potrai sparire!” Il rappresentante edile aveva già battuto in ritirata, così la Principessa poté tornare al banco di lavoro per sognare il vero amore. Sospirava, ma non sapeva più se era perché non voleva tornare al castello in mezzo a tutti quei volant e lontana dai piercing, oppure se era perché non aveva ancora trovato qualcuno da amare, oppure se era semplicemente stufa di quello sciocco che tornava quasi tutti i giorni. Se non fosse stata travestita da uomo avrebbe pensato che il ragazzo voleva provarci con lei, era una buona scusa. AH! Che aveva detto? Predalles, un tipo di solaio? Ma per favore. Lei lo aveva scelto perché le sembrava un nome perfetto per una marca di sigari cubani, e se avesse dovuto scrivere una storia sui magnati del tabacco a L’Avana, la famiglia più potente avrebbe certamente avuto quel cognome. Ma lei la storia non l’aveva scritta, ed era perciò passata a progettare qualcos’altro. In ogni caso, la giornata stava per volgere al termine e quel giorno sembrava non dovesse arrivare neanche un cliente.

Quand’ecco arrivare Joe Cavallo. Accidenti se Joe è un vero centauro, potrebbero dargli il certificato di fabbrica. Si era fatto scrivere sulla schiena, alla base del collo “Amaro Montenero, Sapore Vero”, con le lettere iniziali maiuscole, in stile gotico, neanche fosse un libello nazista. E i baffi che aveva, lunghi e ingrigiti all’estremità, da fare invidia al messicano con il sombrero più grande di tutti. Joe Cavallo era alto quasi due metri, ma forse questa descrizione da Alessandro Manzoni – che conosce anche la scheda delle allergie, il numero della tessera sanitaria e il colore di smalto preferito da Don Abbondio – vi starà annoiando, perciò passiamo a livello del narratore pirandelliano e facciamo parlare direttamente il personaggio.

“Predalles, buonasera!”
“Oh, benvenuto”
“Come butta?
Predalles impiega un paio di attimi a rispondere, forse qualcuno di troppo
“Cosa c’è, perché così buio?”
“E’ tornato quell’impiastro del piazzista edile, voleva di nuovo che facessi il solaio per lui”
“Ahr ahr ahr! E tu non te la prendere, ridi di lui: è l’unica.”

Basta, il dialogo mi ha annoiato e quindi non scriverò più questa storia, almeno per adesso. Potrei far uscire Joe dalla scena perché mi è inutile, la Principessa non potrebbe mai innamorarsi di uno così, è troppo vuoto di significato. Mi sembra inglorioso mandare Joe in bagno e poi dimenticarsi di lui, per poi rinominarlo fra 23 pagine di narrazione, per portarvi a pensare “Ah lui… era andato al bagno! Che ha fatto, ci è caduto? Ma si deve truccare? No, è un uomo, non avrà neanche trovato fila al bagno, quindi… Oh, insomma. Che personaggio inutile!” Questo no, non potrei accettarlo. Inoltre Joe è palestrato e forzuto, meglio non farlo arrabbiare. Quindi dicevamo : Joe è un personaggio rilevante ma – SPOILER – Joe non ci prova con la Principessa, né lei ha una cotta per lui, non si sposano alla fine del libro. Arrivederci alla prossima puntata!

 

 

Dietro una tenda c’è un miraggio.

5 Lug

Badabum bum bum. Ora mi esprimerò per onomatopee, perché al pubblico piacciono, e anche perché ho perso molta della mia capacità di linguaggio. Cammino in un bosco e dopo aver perduto quasi tutto, arrivo ad una casetta e cosa incontro? Un commesso del supermercato, vestito di blu, di giallo e di rosso, che apre una tenda e la casa scompare ed al suo posto c’è il mare che scroscia e sferraglia, ma è in burrasca di buon augurio, come quel vento che si porta dietro capitan Uncino, e forse arriva anche lui, a dorso del coccodrillo, perché non è vero che sono nemici i due, si rincorrono solo perché sull’Isola che non c’è non hanno niente di meglio da fare, e per insegnare al mondo che si potrebbe essere amici anche litigando ogni tanto, non c’è bisogno di essere permalosi, prendersela e voltarsi le spalle per sempre, un battibecco può accadere, ma non è quello che rovina i vecchi legami. Certo, per il povero Capitano c’è andata di mezzo anche la mano, ecco, quella perdita avrebbe potuto mettere in difficoltà i rapporti, invece no, no. Anche oltre a questo i due sono riusciti ad andare. Comunque sono qui e sono arrivati, sono un bellissimo ragazzo con i baffi a punta e gli occhi azzurri, e il suo coccodrillo da compagnia, come un’iguana, quando ero un po’ più piccola ne avrei voluta una anche io, perché è il cucciolo che ogni scrittore deve avere come requisito per essere iscritto all’albo.

Ho messo uno sfondo con un arco ghiacciato che si immerge nel mare, così forse il mio computer si riscalda di meno.

Dell’altro.

2 Lug

Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistoni, loro lo sanno già che esistono.

Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere.

G.K.Chesterton

Ho appena chiesto a Wikipedia chi fosse Chesterton, dice sia stato uno scrittore, autore dei romanzi che hanno per protagonista Padre Brown. Acciderba, ne so molto più di prima, eh. Ciò non toglie che sia stato un aforisma vincente, quello sopracitato.

No, non ho ancora finito il libro sugli déi scandinavi di Adams, ho passato un mese di vacuo computer dalla mattina alle nove alla sera alle nove. Però ieri sono andata al mare, prima volta nel 2012. Sabbia, mia adorata, e per di più nel simpaticissimo mare di Pisa non c’erano neanche troppe alghe, riuscivo addirittura a vedermi le caviglie sott’acqua. LE CAVIGLIE! – di solito ti immergi nelle chiare et fresche acque e credi di aver perduto per sempre il tuo corpo, perché viene inghiottito dal turbinare della sabbia nera sotto di te: quello che è fuori dall’acqua ce l’hai, è tuo, il resto il mare te l’ha rubato. Ciò nonostante ieri era un’acqua fantastica, e stranamente limpida.

Le zanzare mi hanno punto.

Non vorrei sembrare fuori periodo, ma se avessi scritto della luminara, delle mille e mille candeline sui palazzi della città, della mostra sull’astronomia (che hanno fatto a Palazzo BLU fino a ieri) sarebbe stato un blogintervento molto più poetico, ma stasera no. E’ un peccato? Non saprei. Piuttosto mi si squagliano le mani a batterle sulla tastiera con questo caldo.

Per le persone che erano con me quella sera, e per quelle che avrei voluto fossero lì.