Archivio | agosto, 2012

Preludio musicale

31 Ago

Non mi va, cicci e ciacci, di studiare, non ce la posso fare mai!

(Ho una sorta di timore reverenziale, forse è la prima volta che incorporo un video di YouTube al blog…?)

Gira, gira, gira

25 Ago

Una sera, a Soverato, siamo andati sulle giostre.  Per la prima volta ho capito come funziona l’autoscontro, e mi sono divertita come una matta. Dopo siamo stati sul lungomare, con il lastricato, le panchine, le palme e i locali in vario stile e la musica – ci siamo messi a ballare YMCA in mezzo alla strada, dacché a tutto volume la sentivamo anche da fuori. Siamo una generazione fuorviata, appena parte non possiamo non emulare i Village People, è più forte di noi, un po’ come Roger Rabbit quando il super cattivo gli suona “ammazza la vecchia…” e lui DEVE assolutamente terminare il motivetto, e si scopre anche se invece dovrebbe fare di tutto per rimanere nascosto.

.

Non è mai troppo tardi per svolazzare ed essere sballottati a destra e sinistra e anche su e giù. Quel momento in cui ti manca il supporto sotto il sedere e rimani sospeso, e aspetti soltanto il momento di cadere giù, l’attimo più rilassante dei giochi: non hai più niente, né alcun pensiero o fiato prova a turbarti la mente. Più che adrenalina, io, su quei macchinari che ti sballottano a testa in giù, credo di liberare endorfina. L’abbandono totale, e il fluttuare del corpo e della mente, non c’è neanche il fiato per urlare o mani che ti tengano, ci pensa l’imbracatura, ci pensa il macchinista, ci pensa la musica.

PS: io sono quella con il volto coperto dalla barra .

Introduzione al viaggio.

24 Ago

E’ tempo di andare, voi a vivere io a morire,
il resto è a tutti ignoto, fuorché al dio
.*

*citazione colta e strasecchiona dell’Apologia di Socrate, written by Platone. Ora, forse non è il caso di alimentare tutta questa tragedia greca pur di espletare la mia non voglia di studiare di nuovo. Altro che pubblicità cretina della Costa Crociere degli omini che tornano e sono disadattati alla vita sociale.

Cominciamo con ordine.

CAPITOLO PRIMO
(che poi sapete come funziona, io predico che i capitoli avanzeranno e invece ne scrivo solo uno…)

Prendemmo l’aereo per arrivare in quel di Lamezia, che è l’aeroporto più importante della Calabria, quello dove atterra anche Cetto Laqualunque nel film “Qualunquemente” e già ad attenderci c’era il cartellone pubblicitario con Rocco Papaleo, e la nostra amica Laura fuori, con Gabriele in veste d’autista – la Azzu che era già atterrata il giorno prima era rimasta in piscina, chiamatela sciocca, c’era una gradazione Celsius intorno ai 40° e vento, ma vento caldo, che sembrava avessero acceso un phon gigantesco e l’avessero puntato su quella terra, oppure che l’aereo fosse atterrato, invece che in provincia di Catanzaro, regione Calabria, dentro un forno ventilato. Questa ipotesi forse avrebbe giustificato i numerosi incendi che abbiamo visto dal monoplano. Ecco, io mi sono chiesta: come si fa a bruciare la terra? Con quale coraggio? Che criminali, ci vorrebbe la pena di morte. Comunque, io e il mio amato ragazzo siamo stati recuperati in automobile per dirigerci a casa di Laura, e dopo essere salita in macchina mi sono spogliata delle vesti in eccesso che indossavo per alleggerire il bagaglio a mano. I miei amici si sono rotolati a terra a vedere che sono entrata in macchina e dopo poco pesavo forse due chili di meno, ho eliminato i jeans e i pantacollant per rimanere in pantaloncini, ho tolto la giacchettina, il coprispalle e la maglietta per rimanere in canottiera, e il secondo reggiseno (un altro l’avevo nella tasca dei jeans). O insomma: le persone si lamentano tanto che il bagaglio a mano è troppo restrittivo, ma basta ingegnarsi, n0? Inoltre io la trovo una cosa molto folkloristica prendere l’aereo, tutta la tiritera di controlli da attraversare, la carta di identità da mostrare, il metal detector come una porta magica, prova di coraggio da favola, l’imbarco, il mimo delle hostess su “Cosa fare in caso di atterraggio di emergenza”, è come un rito diventato ormai tradizionale nella cultura umana, dei viaggiatori del cielo. Poi volare! Sopra le nuvole! Il sogno umano che si realizza, Icaro più fortunato! Insomma, io la vedo così, sarà che da piccola ho sempre preso l’aereo, e se si balla un po’ è come aver prenotato una corsa su montagne russe molto sicure e molto costose! Bene: mentre pensavo a tutto ciò siamo arrivati a casa di Laura la bella, accolti dalla sua vecchia cane pastore, dalla Azzu che si godeva la piscina e gli olivi secolari del giardino. Credo che l’ulivo sia l’albero più affascinante che abbia mai posto radice sulla terra, con il suo tronco storto e concettualmente asimmetrico (*citazione da Fassbinder, mi perdoni) e tutte ciò che ne consegue. Diciamocelo chiaro: avere degli alberi tanto antichi in giardino suscita invidia, se poi aggiungete che uno di essi era stato usato anche come supporto per l’altalena…
Ma sistemiamo le valigie e facciamo un tuffo, che è il nostro turno. Attendiamo sguazzando Enrica e Loris, che guidando guidando dalla lontana Ragusa sono già sul traghetto in direzione Villa S. Giovanni, al limite dello Stretto.

Turnari.

23 Ago

E’ finita la pacchia, come direbbe mia mamma. Sono tornata dopo due settimane di Calabria e Sicilia, sulle quali sarete prestamente informati appena il mio cervello decide di stenderne l’epopea. Intanto guardate, dalla vecchia via che portava al Gymnasium, il tempio di Eracle della bella Agrigento.
(click to enlarge!)