Archive | settembre, 2012

Morte di un poeta

14 Set

Nota di partenza *moderna*: questo forse si chiama barare, perché l’ho scritto un sacco di tempo fa e – udite udite! – pubblicato sul vecchio blog. Ma non importa, no? Qualcuno forse l’avrà già letto. Ma non ho tempo di scrivere qualcosa di nuovo perché devo finire di studiare, ma non ho voglia di farlo quindi faccio una via di mezzo per sentirmi in pace con entrambe le me stesse – quella studiosa e quella scrivosa – à vous.

Morte di un poeta.

Arouet  stavasene sdraiato sul giaciglio, quell’enorme baldacchino che occupava  un’intera stanza dell’epoca e dove si ricevevano le visite. Rispetto agli altri parigini, ei non viveva in una casa buia e messa in ombra dagli stupefici del barocco: essendo un illuminista, aveva ben pensato di allargare la finestra, per coerenza con la nuova corrente di pensiero. Era rimasto qualche calcinaccio nella stanza, ma poco importava: aveva ottenuto uno scorcio sulla città (e stando all’ultimo piano godeva di un’ottima vista, c’è da aggiungere) e tutta la luce che voleva. Ma il freddo non doveva avergli giovato quanto l’aria corrente aveva fatto con le idee.

 Come dovreste ricordare dall’inizio della storia, Arouet era a letto, e questo perchè si era ammalato. Il suo volto era diventato Candido, ma negativamente per lui non aveva lo stato di salute migliore degli stati di salute possibili. Non aveva più neanche la forza di sollevare la sua piuma d’oca – o fioretto, come la chiamava lui – per difendersi. Ella giaceva riversa accanto al baldacchino, sullo scrittoio, sporca del sangue nero degli scrittori. L’inchiostro si era rovesciato, ed aveva finito di scorrere lungo il ripiano ligneo disegnando un rivolo scomposto.

La maggioranza del popolo francese era cattolico, e le usanze vi si adeguavano. Arouet questo non lo aveva fatto. Aveva paragonato Dio ad un  Essere Supremo, e i cattolici a fanatici superstiziosi. Tuttavia, gli avevano mandato un prete per l’estrema unzione. Il curato era imbellettato in tutta la sua figura: portava in testa un cappello, aveva  le guance arrossate e un librone sotto il braccio. I genitori l’avevan chiamato Lodovico, e al momento di prendere i voti si era ribattezzato François in nome del Signore. (Ma all’epoca in cui si  volsero i fatti il Manzoni ancor non era nato, e noi non descriveremo la vita del  personaggio prima di metterlo in scena: fermatevi qui, e lasciatevi guidare dalle azioni). Padre François saliva le scale per arrivare all’appartamento di Arouet, contando scalino per scalino quanti passi aveva fatto. Giunse alla porta e bussò senza entrare, finchè un domestico non venne ad aprirgli. Fu condotto al baldacchino. Lanciò  un’occhiata al buco nel muro, inarcando un sopracciglio: si avvicinò  allo scrittoio intenzionato a posarvi il libro, ma l’angolo che già il suo sopracciglio faceva divenne più acuto alla vista di tutto quell’inchiostro. Gli uomini non avrebbero dovuto poter scrivere, le uniche scritture avrebbero dovuto essere quelle con la S maiuscola.
Pensò tutto questo in pochi attimi, poi si avvicinò all’ammalato.

Blasfemo, sussurrò il prete. Vi siete deciso a rinnegare Satana in letto  di morte, per Dio nostro Signore grande e misericordioso? Il padre iniziava ad alzare il tono di voce, e se ne compiacque. Continuando la predica si mise in punta di piedi: Le vie della vita sono infinte, non continuate a battere quelle del peccato! Non perpetrate l’amicizia con il diavolo, non perseverate! Abbracciate Dio, allontanatevi da Mefistofele.

Il blasfemo sussurrava qualcosa, ma non aveva abbastanza forze per eguagliare la voce del prete. Si voltò verso di lui, ne prese lo
sguardo. Arouet era così riuscito a zittirlo.

Arouet non avrebbe rinnegato niente. Lasciare il Diavolo per Dio.. Non mi sembra il caso di farmi proprio adesso un nuovo nemico, aveva risposto semplicemente al prete. Ma per Dio! (sarebbe stato il caso questo che lo esclamassero entrambi, l’ammalato di fronte all’estremo untore, il prete zittito tornandosene a casa). Scendendo i gradini, il curato non si preoccupava più di contarne il loro numero. Avrebbe nominato Dio invano, ma pensandoci, gli amici che si era scelto per vocazione non l’avrebbero apprezzato.

Piacciavi pensare che così si spensero le ultime parole di Arouet: nel suo sorriso dopo aver distrutto quel sopracciglio indignato e
accusatore, nell’ultimo raggio aranciato che lo colpì, attraversando la finestra scalcinata, un istante prima del tramonto.     

Nota di chiusura *appartiene anche lei al passato in cui fu redatto il testo suddetto!* Perdonate la lettura favolistica della storia, probabilmente i fatti non si svolsero realmente così. Per quanto riguarda le citazioni, tante volte se ne fanno proverbi e sono state messe in bocca ai personaggi senza che questi le abbiano mai pronunciate. Vi dico questo perchè Arouet si sarebbe battuto per farvi esprimere la vostra opinione, quand’anche le vostre idee fossero state contrarie alle sue. E se riconoscendo il personaggio nello pseudonimo di Voltaire, mi aveste accusato di calunnia, la suddetta sarebbe stata un’apologia.

Ripartire.

5 Set

Ricominciare a studiare e poco giocare rendono Agnese incapace di scrivere.
Ricominciare a studiare e poco giocare rendono Agnese incapace di scrivere.

Mettere Viva l’Italia come ultima canzone in fondo all’album con le storie dei partigiani è qualcosa che ti riporta momentaneamente in vita, dopo l’amarezza precedente. E’ la settimana dei concerti nella Cittadella dietro casa, forse potrei andare a vedere qualcosa, sebbene conosca ben poche delle canzoni che faranno. Ho fame di carboidrati, mangerei solo quelli. Devo escogitare qualcosa per stare più comoda davanti al computer. Fra poco la città inizierà a ripopolarsi, e non vedo l’ora. Poi apriranno la mostra su Kandinsky e spero di riuscire a vederla. Vorrei nutrirmi di posti da visitare, libri da leggere e film da guardare – un assorbimento di cose culturalmente appaganti, anziché rincretinire davanti al computer. In inglese “cemento” si dice “concrete”, perché forse impersonifica bene l’idea di qualcosa di solido e poco campato in aria, rispetto a tanti arzigogoli inutili.

La Notte di San Severo è forse una delle mie canzoni preferite, è legata ad un’altalena ed ai rami toccati con i piedi. Ad un passato che non ci ricordiamo mai di avere – se non nel senso negativo del termine.

… o comunque, tutto questo avevo iniziato a scriverlo ieri, e stamattina apro il giornale e guarda un po’, c’è un articolo sui fratelli Cervi che poi sono i protagonisti della canzone La pianura dei sette fratelli dell’album di cui parlavo ieri, che si chiama Appunti partigiani e non l’avevo detto.

 
Ho messo un’immagine di Benedict Cumberbatch e Martin Freeman che corrono verso di me come sfondo del desktop. Mi mette allegria. Ci vuole qualcosa di stimolante a salutarti quando cambi cartella, se devi passare tutto il giorno al computer, no? Finalmente ho visto l’ultimo episodio di Sherlock, made in BBC. Intanto mi innamoro di come si può raccontare la stessa storia in modi diversi, ambientandola ai giorni nostri anziché a fine Ottocento, è un esercizio di scrittura meraviglioso. Poi mi innamoro della maniera di recitare quando guardo i film in lingua originale, e ho anche imparato il labiale! – in barba a quando mi prendevano in giro perché non spaevo farlo. Anche se lo so fare solo in inglese e non in italiano… Bah. Mi riescono le cose in maniera più complicata di quel che dovrebbe essere, come la corda che so saltare solo all’indietro. In ogni caso, se doveste iniziare a guardare una nuova serie televisiva, non c’è niente di meglio di quella.

Ho guardato il film di Thor. E’ supermuscoloso ma carino e coccoloso. Poi arrivi alla fine e vedi che la regia è di Kenneth Branagh, che di solito se deve partecipare ad un prodotto hollywoodiano, o Shakespeare o niente. Quindi abbiamo capito un motivo della qualità della storia rispetto alle solite buzzurrate da supereroi che a me non piacciono per niente. Inoltre non si rifiuta mai di guardare le performance di un omone enorme e secondo me dovrebbero inventare un cinema dove si proiettano i film solo in lingua originale, coi sottotitoli magari, anche in italiano, non necessariamente in inglese, ma a me piacerebbe e ci andrei sempre. Potrebbe essere un’alternativa di lavoro. Anche se siamo arretrati e non ci andreste voi, vero?

Sabato scorso a Pisa c’è stato
un raduno di Batman, in piazza dei Cavalieri – Oscuri, per l’occasione. Ho raccattato un po’ di cose per farmi un costumino, ma se avessi avuto più tempo… La prossima volta darò il meglio! Abbiamo anche fatto un fermo immagine generale, dove ognuno improv-visava delle scene, il mio ragazzo in borghese si accingeva a fare una fotografia, mentre la mia amica Catwoman gli rubava il portafogli, e io dietro, a mo’ di Batman, pronta a colpirla con un esaltante mossa di kungfu-gomitata. Però quell’esatta foto non ce l’ho, ne ho solo una con l’ispettore Gordon – molto più credibile di me. La cosa più tenera era la bat-family, con un babbo Batman, mamma Catwoman e baby Robin *_* . Loro avevano vinto.