Morte di un poeta

14 Set

Nota di partenza *moderna*: questo forse si chiama barare, perché l’ho scritto un sacco di tempo fa e – udite udite! – pubblicato sul vecchio blog. Ma non importa, no? Qualcuno forse l’avrà già letto. Ma non ho tempo di scrivere qualcosa di nuovo perché devo finire di studiare, ma non ho voglia di farlo quindi faccio una via di mezzo per sentirmi in pace con entrambe le me stesse – quella studiosa e quella scrivosa – à vous.

Morte di un poeta.

Arouet  stavasene sdraiato sul giaciglio, quell’enorme baldacchino che occupava  un’intera stanza dell’epoca e dove si ricevevano le visite. Rispetto agli altri parigini, ei non viveva in una casa buia e messa in ombra dagli stupefici del barocco: essendo un illuminista, aveva ben pensato di allargare la finestra, per coerenza con la nuova corrente di pensiero. Era rimasto qualche calcinaccio nella stanza, ma poco importava: aveva ottenuto uno scorcio sulla città (e stando all’ultimo piano godeva di un’ottima vista, c’è da aggiungere) e tutta la luce che voleva. Ma il freddo non doveva avergli giovato quanto l’aria corrente aveva fatto con le idee.

 Come dovreste ricordare dall’inizio della storia, Arouet era a letto, e questo perchè si era ammalato. Il suo volto era diventato Candido, ma negativamente per lui non aveva lo stato di salute migliore degli stati di salute possibili. Non aveva più neanche la forza di sollevare la sua piuma d’oca – o fioretto, come la chiamava lui – per difendersi. Ella giaceva riversa accanto al baldacchino, sullo scrittoio, sporca del sangue nero degli scrittori. L’inchiostro si era rovesciato, ed aveva finito di scorrere lungo il ripiano ligneo disegnando un rivolo scomposto.

La maggioranza del popolo francese era cattolico, e le usanze vi si adeguavano. Arouet questo non lo aveva fatto. Aveva paragonato Dio ad un  Essere Supremo, e i cattolici a fanatici superstiziosi. Tuttavia, gli avevano mandato un prete per l’estrema unzione. Il curato era imbellettato in tutta la sua figura: portava in testa un cappello, aveva  le guance arrossate e un librone sotto il braccio. I genitori l’avevan chiamato Lodovico, e al momento di prendere i voti si era ribattezzato François in nome del Signore. (Ma all’epoca in cui si  volsero i fatti il Manzoni ancor non era nato, e noi non descriveremo la vita del  personaggio prima di metterlo in scena: fermatevi qui, e lasciatevi guidare dalle azioni). Padre François saliva le scale per arrivare all’appartamento di Arouet, contando scalino per scalino quanti passi aveva fatto. Giunse alla porta e bussò senza entrare, finchè un domestico non venne ad aprirgli. Fu condotto al baldacchino. Lanciò  un’occhiata al buco nel muro, inarcando un sopracciglio: si avvicinò  allo scrittoio intenzionato a posarvi il libro, ma l’angolo che già il suo sopracciglio faceva divenne più acuto alla vista di tutto quell’inchiostro. Gli uomini non avrebbero dovuto poter scrivere, le uniche scritture avrebbero dovuto essere quelle con la S maiuscola.
Pensò tutto questo in pochi attimi, poi si avvicinò all’ammalato.

Blasfemo, sussurrò il prete. Vi siete deciso a rinnegare Satana in letto  di morte, per Dio nostro Signore grande e misericordioso? Il padre iniziava ad alzare il tono di voce, e se ne compiacque. Continuando la predica si mise in punta di piedi: Le vie della vita sono infinte, non continuate a battere quelle del peccato! Non perpetrate l’amicizia con il diavolo, non perseverate! Abbracciate Dio, allontanatevi da Mefistofele.

Il blasfemo sussurrava qualcosa, ma non aveva abbastanza forze per eguagliare la voce del prete. Si voltò verso di lui, ne prese lo
sguardo. Arouet era così riuscito a zittirlo.

Arouet non avrebbe rinnegato niente. Lasciare il Diavolo per Dio.. Non mi sembra il caso di farmi proprio adesso un nuovo nemico, aveva risposto semplicemente al prete. Ma per Dio! (sarebbe stato il caso questo che lo esclamassero entrambi, l’ammalato di fronte all’estremo untore, il prete zittito tornandosene a casa). Scendendo i gradini, il curato non si preoccupava più di contarne il loro numero. Avrebbe nominato Dio invano, ma pensandoci, gli amici che si era scelto per vocazione non l’avrebbero apprezzato.

Piacciavi pensare che così si spensero le ultime parole di Arouet: nel suo sorriso dopo aver distrutto quel sopracciglio indignato e
accusatore, nell’ultimo raggio aranciato che lo colpì, attraversando la finestra scalcinata, un istante prima del tramonto.     

Nota di chiusura *appartiene anche lei al passato in cui fu redatto il testo suddetto!* Perdonate la lettura favolistica della storia, probabilmente i fatti non si svolsero realmente così. Per quanto riguarda le citazioni, tante volte se ne fanno proverbi e sono state messe in bocca ai personaggi senza che questi le abbiano mai pronunciate. Vi dico questo perchè Arouet si sarebbe battuto per farvi esprimere la vostra opinione, quand’anche le vostre idee fossero state contrarie alle sue. E se riconoscendo il personaggio nello pseudonimo di Voltaire, mi aveste accusato di calunnia, la suddetta sarebbe stata un’apologia.

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