Archivio | ottobre, 2012

Curiosity

30 Ott

Rovinarsi gli occhi, rovinarsi la salute.
Sono felice ma non sto troppo bene. Forse è giusto così, un po’ il contrario della filosofia classica – la felicità è più semplice da avere, rispetto allo star bene, che abbraccia più colori dell’umore.

Mettere in fila.

Ho comprato il nuovo libro di Pennac, sono stata ore a scegliere quello che era meno rovinato, poi sono uscita – mi è caduto a terra – era perfetto – si è tutto ammaccato. Sono stanca di prendere le cose sottogamba, come se non facessero per me. Sono un po’ limitata verso me stessa. Non ho più il coraggio di dire “oooh! Guarda bello questo, mi rende felice: lo faccio!” – mi sono lasciata andare. Forse è un sinolo di depressione. Vorrei avere una motivazione interna, qualcosa di kantiano. Ho sempre avuto molta interiorità, trovato piacere in quel che facevo senza gli altri intorno, senza cercare approvazioni esterne. Devo cercare me stessa.

Mettere in fila le cose che mi piacciono e separarle da quelle che faccio tanto per fare, è un problema.

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Contessa

22 Ott

Uno stelo sottile, esile dalla soglia osserva.
Abbiamo lasciato i semi volare via,
siamo cresciuti sparpagliati,
come ho potuto permetterlo?

Non so più chi siete.
Sconosciuti.

Agne, cosa ci fai ad Ingegneria?

Rimarrò con un gomito posato sulla radiosveglia così posso ascoltare la mia stazione preferita senza interferenze – dovevo scegliere quella che si prende peggio da casa mia, schiacciata fra due superpotenze radiofoniche?

La radio è amabile, la tecnologia più vicino all’umano che abbiamo . A seconda di come mi sposto, capto un segnale o un altro: siamo antennine che deambulano.

Siamo germogli sbocciati, solo
ogni tanto mi permettete di guardare le venature segnate
sulle foglie della vostra vita.
Poi Alberto ci ha detto che lui è le persone che conosce.
Allora ho capito. Non è vero che non so chi siete.

Siete il mio modo di essere,
le cose buone che ho imparato,
i motivi leciti che mi fanno arrabbiare.

Ci reincontreremo un giorno e brinderemo al nostro incontro, ai bei tempi e alle nostre nuove vite.

Ci darò un taglio a tutta questa malinconia che ho scritto, anche perché potrebbe spegnersi il computer.

Mine.

13 Ott

Sto attraversando una fase distorta e disorganizzatacome se camminassi nel buio, in camera mia, e colpissi con l’alluce indifeso l’angolo di un librone in copertina rigida su Richard Rogers: il mio squarcio nel cielo di carta, un’esplosione di sensazioni.

La persistenza della memoria

11 Ott

Ma la porta, la porta per entrare era più grande, siamo sicuri che la casa sia la stessa? L’ingresso è dopo la prima rampa di scale, è questo, la porta è mimetizzata con il dipinto sulla parete, come se fossero tanti mattoncini disegnati, disegnati anche sopra la porta. Quello era l’ingresso dello sgabuzzino, la porta fantasma, eppure l’ingresso è questo, ne sono sicura. Apro la porta e ci sono tre gradini. Devo abbassarmi, è stretto e non riesco a passare. Come farà Giacomo che è alto quasi due metri… soffoco già io. Entro ed è tutto luminoso, è tutto cambiato, i muri sono stati abbattuti. A destra ci sono due letti matrimoniali, e la stanza a metà diventa il bagno, hanno abbattuto la parete, c’è rimasto mezzo muretto di piastrelle in ceramica smaltata, è lilla e blu, dove una volta iniziava la vasca. A sinistra c’è una porta che sbuca per metà dal pavimento, è bianca e in legno, sembra una persiana e ci sono i ringraziamenti a determinate persone. Guarda un po’, ci sono anche io fra i primi. Eppure pensavo che la padrona di casa si fosse dimenticata di me, e invece è lì, come se non fosse cambiato niente. Fra i ringraziamenti c’è anche Giulia Zanaboni, che è una mia compagna di corso – la prima ragazza che ho conosciuto all’università, ma poi non siamo rimaste attaccate come all’inizio. Perché c’è lei fra gli amici permanenti di Annick (la padrona di casa)? E perché io sono nella seconda classe di persone ringraziate – cioè quelle che appartenevano al passato? C’è anche Leonardo Magursi, coi capelli corti corti, su un letto – accidenti, la casa è piena di letti. Due matrimoniali da una parte, una piazza e mezzo dietro di me. La porta-persiana bianca inizia a scorrere verso il basso, come se fosse una basculante di un garage. Andiamo verso il soggiorno. Ora non c’è più l’atrio di ingresso che separa dal salone, è tutto aperto, entra un sacco di luce. Dal balcone si vede il mare, come se il palazzo fosse sulla costa. Era al centro della piazza, si vedeva il parcheggio, e ora com’è possibile che è così avanti? L’Arno era lontano, non si dovrebbe vedere così bene, poi non si vede più quel panorama, ma torna il parcheggio. Annick si avvicina e mi dice “Vedi, il terrazzo era pericolante, ricordi? Ora tutto il palazzo è instabile, infatti ondeggia” Accidenti, ruota davvero, come un cono. E’ inquietante. Cado, cado dal terrazzo e dalla finestra, fuori è buio, non c’è più il sole. Precipito. In mezzo alla piazza non c’è più il parcheggio, ma pietra chiara sull’arancione e un prato e ci sono le palme. Sono sdraiata e ci sono due ragazzi bellissimi. E’ come se fossi stata drogata, non capisco. Uno dei due con gli occhi azzurri inizia a corteggiarmi, mi chiede se sto bene. Gli chiedo di dimostrarmi che non sto sognando, perché è come se fossi ancora sotto l’effetto di qualche stupefacente. Mi abbraccia da dietro, siamo seduti a terra. Poi sono un posto arredato con mobili di legno, della stessa tonalità della pietra che c’era nella piazza. Sono sdraiata su dei divanetti cuscino, parlo con Sonia e le sue amiche. Sonia mi chiede se mi ricordo di quando eravamo insieme alle medie, c’è anche Irene che è una mia compagna di corso, e sembra essere un’amica di vecchia data di Sonia.

 

Non capisco, in realtà a casa di Annick c’erano molte porte da aprire, avrei continuato a sognare per sapere com’era cambiata la casa, ma non posso farci niente. E’ un labirinto inesplorato.

Non capisco come vecchie amicizie possano essersi mescolate alle nuove, non ha senso.

Credo di avere un problema di nostaglia nietzschiana – il poveretto non era uno psicologo ma un filosofo, ma qualcosa aveva capito della mente umana, potremmo andare incontro a problemi coi ricordi. Dovremmo stare più attenti a non farci coinvolgere troppo.

Devo smetterla di pretendere che le vecchie amicizie assomiglino alle nuove, non hanno niente a che fare. Il sogno lo sa, e si stranisce se provo a metterle accanto. La sveglia dovrebbe impararlo.