Contessa

22 Ott

Uno stelo sottile, esile dalla soglia osserva.
Abbiamo lasciato i semi volare via,
siamo cresciuti sparpagliati,
come ho potuto permetterlo?

Non so più chi siete.
Sconosciuti.

Agne, cosa ci fai ad Ingegneria?

Rimarrò con un gomito posato sulla radiosveglia così posso ascoltare la mia stazione preferita senza interferenze – dovevo scegliere quella che si prende peggio da casa mia, schiacciata fra due superpotenze radiofoniche?

La radio è amabile, la tecnologia più vicino all’umano che abbiamo . A seconda di come mi sposto, capto un segnale o un altro: siamo antennine che deambulano.

Siamo germogli sbocciati, solo
ogni tanto mi permettete di guardare le venature segnate
sulle foglie della vostra vita.
Poi Alberto ci ha detto che lui è le persone che conosce.
Allora ho capito. Non è vero che non so chi siete.

Siete il mio modo di essere,
le cose buone che ho imparato,
i motivi leciti che mi fanno arrabbiare.

Ci reincontreremo un giorno e brinderemo al nostro incontro, ai bei tempi e alle nostre nuove vite.

Ci darò un taglio a tutta questa malinconia che ho scritto, anche perché potrebbe spegnersi il computer.

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