Archivio | novembre, 2012

Leggerezza.

29 Nov

Non possiamo vivere solo di oscurità, accanto abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi che il mondo è anche Fuffi-fuffi.
Non sei solo così, dentro di te c’è anche un 50% di patata.

 

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How to love him.

29 Nov

Premetto che io mi diverto tantissimo a passare i controlli dell’aeroporto, mi sembra di partecipare ad una prova dove devi dimostrare di essere all’altezza di ogni sfida. Quindi il disagio iniziale ivi descritto è solo strumentale al mio racconto

Gli aeroporti non ci piacciono di solito. Sono posti popolati da un gran numero di persone, eppure così impersonali. E’ un luogo per il trasporto delle persone, ma veniamo scansionati come fossimo anche noi valigie. Valigie che portano valigie, e dobbiamo dimostrare di essere idonei. Facciamo quello che ci dicono protocolli e schermi lampeggianti, non possiamo rimanere fermi troppo a lungo, non guardiamo in faccia nessuno.
Se poi vogliamo parlare degli aeroporti inglesi, la situazione peggiora: aggiungete uno steward che sbraita non appena mettete il piede di mezzo centimetro fuori dal tracciato previsto e ci siamo. Guardie che controllano con monocoli da orefice la veridicità del vostro dovumento di identità. La qualità delle valigie che rappresentiamo si abbassa.

E poi, a un certo punto, Stansted. Stansted e non ci sentiamo più persi. Uno spazio completamente aperto, tutto piano terra, con un tetto quasi inesistente. Piloni a quattro braccia, come persone che alzano le mani al cielo per salutarti, come alberi imponenti che creano un paravento di fronde, per proteggerci, senza soffocarci, facendo filtrare la luce del sole.
Uno dei problemi degli edifici è l’illuminazione diretta: è un’esigenza del passato, che oggi crediamo di dover mettere da parte, perché abbiamo la tecnologia. Non è una buona scusa per sprecare tutta quella energia inutilmente.”

E di notte, in mezzo a questa foresta – non selva! Badate bene! – ci sono delle torrette per il check-in, disseminate in un’enorme piazza, e i viaggiatori del mattino successivo dormono appoggiati a queste. Ci sono dei bambini sdraiati sotto le torrette, i cappotti appesivi sopra, e noi seduti a terra come se giocassimo alla famiglia, e la torre fosse la nostra casetta. Oh, ci siamo trasformati in bambini che improvvisano; il tetto a padiglioni quadrati sembra l’interno di una tenda – e chi non ha mai giocato agli indiani, a costruirsi un rifugio? Le valigie si sono aperte e ne siamo usciti bambini. Ed è bastato alleggerire la copertura e inserire tutti gli impianti all’interno di un pilone, e ripetere su una superficie spropositata.

L’architettura di Foster è un’architettura felice, che crede di poter dare forma al Gran Disordine, eppure consapevole di quanto illusoria questa direzione possa essere.
Un luogo privato in un luogo affollato
un po’ di luce in una giornata cupa.
La qualità dell’ambiente è la qualità alla vita, nei luoghi di lavoro, a casa e negli spazi pubblici.
L’architettura è generata dalle necessità spirituali e materiali delle persone.
Riuscite a cogliere l’ironia? La poetica dell’opera di Foster è data dalla prosa degli elementi strutturali. La tecnologia è direttamente collegata alla poesia. In greco Tekné significa Arte.

Leggendo

16 Nov

Abbaiare stanca e Grazie! sono i due soli libri di Pennac che mi mancano.

Babele

10 Nov

Sali sul primo treno che trovi, vuoi solo andare via, ti aiuterà a riflettere meglio. Vuoi dare un taglio drastico al precedente, ed ecco che invece sei salito sul treno per Milano via Genova, quello che hai già preso tante volte, per andare a trovare la parte del tuo cuore che si è separata e vive lì. Non te l’aspettavi, ma le gallerie della Liguria non sono le stesse. Invece di vedere il mare per quei millesimi di secondo, fra un buco nero e un altro, il treno devia, e ne prende la via. Binari non ce ne sono, eppure nessuno va sott’acqua. Il treno viaggia fra le onde. A figure comes out from the waves “Hey, can I come on board? It’s wet in here”
“NO YOU CAN’T. STAY THERE!” “But I’m stacked. I need help” “YOU CAN’T!”
Oh, via, fatela salire. Scusate, devo aver avuto un problema con il traduttore estemporaneo.
“Non è un problema del traduttore, è suo. Se la facciamo salire, scatenerà una Babele. Sta già interferendo, ed è così lontana. Don’t azzardare a darle una mano.”
Ti ritiri, perplesso, non sicuro di aver capito everything she said.

That’s nice. Come ho passato le ultime due ore di Geotecnica ieri. A immaginare questo viaggio del treno in mezzo al mare, con l’essere che vuole salire, con il problema di mescolare le lingue.

Il chiacchiericcio sommesso.

9 Nov

Una pressione del dito e quegli esseri straordinari che chiamiamo colori compaiono chiassosi, pomposi, pensosi, sognanti, assorti, profondamente seri, maliziosi, con il sospiro della liberazione, con il suono profondo della sofferenza, con una forza fiduciosa e persistente, con una dolce indulgenza, con caparbio dominio di sé, con l’instabilità e la sensibilità dell’equilibrio.

Come in un campo aperto, come in una battaglia, escono dal tubetto, fresche, giovani forze che danno il cambio a quelle vecchie. In mezzo alla tavolozza risplende il mondo straordinario dei resti dei colori già adoperati, che vagabondano lontano dalla loro origine e si materializzano utilmente sulla tela. Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita. Sentivo a volte il chiacchiericcio sommesso dei colori che si mescolavano; era un’esperienza simile a quella che si sarebbe potuta fare nella misteriosa cucina di un alchimista.

W. Kandinskij

Something better.

5 Nov

That’s probably a new way to see blog.

Insomma, ho deciso un po’ così di cambiare. Forse lo sfondo è troppo astratto, ma non sapendomi regolare con le dimensioni, meglio così. L’immagine di testa è di lizclimo.tumblr.com

Dovrei trovare altri colori con cui riassettare lo spazio.
Ora ascolterò il buon vecchio Ivan Graziani,poiché da quando ho smesso di avere un iPod non ho più ascoltato nessuna delle mie canzoni.

And she likes to dance with him, not a single kiss, not a shy gaze. Only two steps, in the middle of the room, among the crowd. Someday I’ll learn to write poems in English, if you would like to read it.