Archive | febbraio, 2013

Keep running

21 Feb

Ho sognato che Matt Smith era a casa mia, e stava con l’attuale ragazza di mio fratello.

Rimuovo i dispiaceri, lavoro a riempire con altre cose. Chiodo schiaccia chiodo. Tenermi occupata e avere altro a cui pensare.

Il libro mi è arrivato, letto come audiolibro da David Tennant – è splendido. Te ne stai lì sdraiato, ad ascoltare e seguire coi sottotitoli, ed è come se ti raccontassero una fiaba, un ottimo modo di addormentarsi.

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I tuoi baci non son semplici baci

18 Feb

Cosa vuole o non vuole sentirsi dire una persona, in un determinato momento, secondo me è una cosa facilissima da capire. Per questo piaccio alle persone – e per questo quando voglio chiudere per sempre con qualcuno so quali tasti andare a toccare – e so che questo non fa di me una persona completamente bella.

Ma oltre a questo.

Ora le cose sono due:
o è il 99% della popolazione che è eccessivamente trasparente, e per me è facile e per gli altri no, o sono io che sto usando, per quanto inconsapevolmente, l’incantesimo di Harry Potter che chiude la mente e mi rende incomprensibile al resto del mondo. Nel bene e nel male, pochissimi azzeccano cosa vorrei sentirmi dire io.

E poi e poi e poi!

16 Feb

E poi oggi hanno letto in radio la lettera che ho scritto!
A “Per favore parlate al conducente”, che è il programma di cui ho parlato sotto.

Scarica il pooodcast, scarica il pooodcast!

Podcast

Dove ci sono io è la prima parte del 16/02/2013 (QUI!) – ma voi ascoltatevelo tutto che ve fa bene.

Pandorica opens

11 Feb

Avevo una porta chiusa nel mio cervello, una sorta di avvertimento che diceva – Non guardarli.

Anni fa avevo il film “I Muppet e l’Isola del tesoro” – in verità me lo ero procurato perché si parlava di uno dei miei libri preferiti, ma anche perché Long John Silver era interpretato da Tim Curry, altrimenti Frank N. Further del Rocky Horror Picture Show, una rivelazione della mia adolescenza new age. La verità è che non l’ho mai guardato, tranne che una volta, ne devo avere ascoltato mezzo il primo anno dell’università mentre disegnavo intersezioni di coni e ricalcavo la casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright, di Luglio, nella cripta per sfuggire alla canicola, nel mio rapporto semicarnale con l’esame di Disegno dell’Architettura 1. In sostanza è come se non lo avessi mai visto.

Avevo prestato il disco ad una mia amica, e mi avevano mandato un messaggio, molto tempo dopo: Abbiamo visto quel film, e abbiamo capito perché sei come sei!

In sostanza, le mie anime gemelle.
Continuavo a non aver visto il film.

C’era in realtà un incontro più antico, risale alla mia infanzia, forse non sapevo neanche leggere, e fra un “Non accettate i falsi, esigete sempre e solo videocassette originali Walt Disney Home video” e il castello bianco su sfondo blu che dava inizio ai Classici Disney, non ricordo su quale VHS, c’era uno spezzone del Muppet Show, con Kermit. Forse era nella Bella Addormentata, o negli Aristogatti, o chi cavolo se lo ricorda, non guardavo altro che cartoni animati all’epoca, film con persone vere mi infastidivano e mi distraevano. Non ricordo nient’altro però.

Poi su Disney Channel, in età un po’ più avanzata, si parla di scuola elementare, è andato in onda Il canto di Natale dei Muppet – non sono mai andata oltre i 3 minuti, troppe persone vere e poco cartone, e il problema continuava a sussistere.

Ebbene, il mio amato ragazzo se ne esce fuori con il NUOVO FILM DEI MUPPET.
C’era forte e chiaro il warning del mio cervello, che pensava che potessero farmi male.
Amore no, i Muppet potrebbero inquietarmi, sono quelle bambole che magari sono cattive nel loro profondo – trova il malvagio nell’innocenza, l’ho imparato al corso di scrittura, tutto retaggio del mio passato adolescente, oltre che new age, da Maestra dello Spregio – avevo anche una spilla da membro onorario, chissà dov’è finita.

BALLE!
LO SAPEVO CHE GUARDARLI AVREBBE POTUTO PORTARMI A SCOPRIRE COSE CHE NON VOLEVO SCOPRIRE!

Alla fine ho ceduto, lui mentre lo guardava mi mandava messaggi dove diceva che c’era Robot anni ’80 come maggiordomo, e che per viaggiare lontano avrebbero “viaggiato sulla mappa” – ergo si sarebbe visto il disegno della mappa e loro avrebbero semplicemente tracciato il percorso con un pennarello rosso per ritrovarsi dall’altra parte del mondo. Era una tentazione troppo forte.

Ebbene, l’abbiamo guardato.
E’ stato come aprire il vaso di Pandora, un vortice mi è turbinato intorno e mi ha scombussolato le idee, mi ha aperto gli occhi, io ho capito.

Non sono un tamagotchi, come una volta mi avevano detto.

Sono un Muppet.
Se potessi essere un personaggio inventato sarei uno di loro.
Con la loro logica sconclusionata, il modo di parlare strano, i colori sgargianti e le associazioni di idee che a confronto i voli di Pindaro sembrano passetti di una vecchietta che attraversa il semaforo.
Muppet.

Definitivamente.
Il mio stile di vita non è autonomo,
io-sono-un-Muppet!

E’ questo che stavo cercando di rinnegare, non sarò un ingegnera noiosa e intransigente o un’architetta spocchiosa e radical chic, sono e rimarrò una stramba.
Mali del mondo, uscite da quel barattolo, lati oscuri del mio carattere, smettetela di nascondervi, è inutile darmi il tono di una persona seria: che il mio Muppet show cominci.

P.S. I tempi sono maturi, guarderò anche il film con Tim Curry (forse).

Il ragtime non può uccidere

10 Feb

Voglio portare avanti la causa del programma radio più bello del mondo – Per favore parlate al conducente – nota: lo fanno su Radio 2.
Posto segnato che la prima volta che l’ho ascoltato erano su un vero pullman in Piazza del Popolo a Roma, ed ho creduto che avessero continuato a farlo su un autobus prima di capire che erano in uno studio radiofonico di registrazione, se leviamo questo inganno che ho protratto a lungo nella mia mente prima di scoprire la verità, non c’è nessun’altra pecca.

C’è la Triband, pianoforte sassofono e voce che improvvisano in diretta, e il conducente che sembra un personaggio della Disney, fa commuovere e fa ridere contemporaneamente. Leggono poesie e brani di libri famosi – la Cultura con la C maiuscola, che è bandita dalla televisione italiana e che inaspettatamente BAM! eccola lì sulla radio nazionale. Non ti devi impegnare completamente a guardare quello che fanno, puoi immaginare molto di più, e tirarti su di morale perché c’è ottimismo in questo Paese.
Per non parlare del fascino della diretta e della possibilità di interagire con il presentatore via Facebook, Twitter, SMS e – udite udite! – via POSTA e FRANCOBOLLO. Il passato e il futuro.

La radio è il mezzo di comunicazione di massa più vecchio di tutti, è la tecnologia più umana che abbiamo. Potrete trovarlo banale quanto vi pare, ma l’idea che spostandomi in giro per la stanza capto un segnale diverso e faccio interferenza mi stupisce tantissimo – la prima interattività della storia umana, altro che Internet.
Ogni giorno una parola a tema, che è il percorso del viaggio.

O quasi, ogni giorno. C’è stato un periodo di felicità estrema in cui il programma era giornaliero! – Ma da Lunedì mi toccherà aspettare il Sabato e la Domenica, dall’una alle due.
Prima tornavo a casa, e la sera, a mezzanotte o giù di lì, c’era la replica della mattina, ed io gongolavo.

Ora non sarà più.
Sabato e Domenica, vi aspetterò con ansia.

Sundae.

10 Feb

Poi apri il sito sbagliato e credi di aver a che fare con l’architetto di turno, e ti ritrovi un sito dove si danno consigli su quali prodotti usare per la pulizia, con immagini di bigné che colano miele.

Non mi vaa.

Ho finito di leggere Storia di un corpo, è un capolavoro della scrittura. Gli altri libri di Pennac, se potessero essere quadri, sarebbero tele di De Chirico un po’ più allegre, con tocchi di umorismo antico. Stavolta il surreale non c’è, è tutto tremendamente vero. Una riflessione su un’epoca, un esercizio perfetto sul punto di vista. Direi materealismo. E’ il culmine della carriera di penniere di Pennac.