Archivio | aprile, 2013

New slang

15 Apr

Il fatto che se cerco su YouTube Hurricane non mi venga come primo risultato la canzone di Bob Dylan mette in evidenza come gli algoritmi dei video che potrebbero piacermi di più funzionino davvero male. Il non aver trovato la mia versione preferita mi ha reso decisamente upset.

Bene, c’è così tanta luce a quest’ora che mi sento anche in colpa a smettere di studiare, perché il sole non è ancora tramontato. Immagino come debba essere gramo il ramadan d’estate, con le giornate interminabili, ad attendere che finisca.

Non la tirerò tanto per le lunghe altrimenti ne verrà fuori un compianto depresso questo post che già me lo immagino.

L’altra notte ho sognato in inglese.

Vivo mordendomi la lingua per non fare apprezzamenti con epiteti poco carini nei confronti delle persone.
Il problema verrà il giorno che mi cadranno i denti.

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Si sentiva così appiccicoso e rattrappito che non sapeva se sarebbe stato in grado di stendere le braccia e le gambe come si soleva adeguatamente, un laccio gli attanagliava la gola impedendogli di parlare, e il dolore che avvertiva ai polsi era lancinante, tanto da non riuscire a tenere gli occhi aperti, costretti dal suono che gli allampanava le orecchie, non sapeva quanto altro avrebbe potuto resistere all’interno della tempesta, senza potersi alzare.

Poi d’un tratto si alzò in piedi, era tutto cessato, come se la tela che lo teneva insieme si fosse dissolta in un baleno, i vestiti completamente puliti e intatti, appena usciti dal ferro da stiro.

E’ incredibile come si passi in un lampo dalla prigionia alla libertà, per problemi che sembrano insopportabili a volte basta semplicemente smettere di pensarci. André chiuse l’armadietto dei suoi pensieri, e stavolta riuscì a far rimanere dentro l’attacco di panico per intero. Se ne andò fischiettando un motivetto popolare ucraino, senza chiedersi quando avrebbe dovuto fronteggiare nuovamente la sua statura.

Non finito.

14 Apr

Fuoco ritrovato, perché sei scappato da me?
C’era qualcosa in questa tua assenza che avrebbe dovuto farmi capire che qualcosa storto stesse andando. Quando ho aperto la porta nel cancello bruno, e il giardino era freddo, dovevo rendermene conto.

In ogni caso mi è quasi andato a fuoco il pollice, per fortuna sono sopravvissuta ma ho una linea che corre per le falangi e si dirama asimmetrica, ora non fa quasi più male, ma il dito è bianco e nero. Guarirà con un po’ di crema, ma mi fa riflettere ogni volta che provo a piegarlo.

Stamattina ho mangiato L’occhio del lupo di Pennac. L’ho rispolverato in mezz’ora, mio papà l’aveva riportato indietro dalla casa in campagna, mia mamma non c’era e non avevo voglia di mettermi su il caffé da sola, perciò ho fatto colazione con quello. Un aprigiornata strano, forse la favola più bella della nostra epoca. Finisce bene, non mi ricordavo di storie che finissero completamente bene.

Lo so che la cura al mio inquietore – neologismo! – non verrà dal computer, eppure lo assumo come rifugio. Voglio scrivere, stare in mezzo alle persone, stare all’aria aperta – se qualcuno lo vuole ha smesso di piovere, e spero che non siano le ultime parole famose – voglio fermarmi e non studiare più. Mi sono riavvicinata a delle vecchie conoscenze.

Devo sbrigarmi a pubblicare o si scaricherà la batteria del computer. Aggiornerò, completerò, promessa di lupetto.

 

Fruit

11 Apr

Ho deciso che uscirò e darò senso a questo vuoto, a questa assenza.

Forse è per questo che scrivo molto meno ultimamente.

Sto meditando di trasferirmi su Tumblr, anche se potrebbe essere un luogo di perdizione.