Archivio | luglio, 2013

Pensierino sulla mia città bella.

14 Lug

Viva pignatta, avrei voluto avere una playstation per perdere il mio tempo davanti ad uno schermo che aumenta i riflessi ma annichilisce la creatività e lede il tempo all’aria aperta – e poi è ancora primavera, perché ho sempre l’allergia e non sono mai andata al mare quest’anno. La prima attività estiva è stata andare all’Arno, o meglio, l’Arno vivo, un pubbettino sull’argine, con la sabbia e i cuscinoni a terra con le panche di legno, l’altra sera c’era anche il dj set e la musica trash della mia adolescenza. Si sta bene lì sotto. La tipica mentalità pisana è quella di lamentarsi per tutto l’anno delle attività cittadine standard, il gioco del Ponte per esempio, o questi locali sul fiume, e quando invece arriva il momento siamo così felici, così entusiasti. La verità è che queste abitudini rituali ci piacciono, e non potremmo mai farne a meno (ma è arduo da ammettere).
Siamo una città medievale, con le strade e le mentalità ritorte, e fa folklore guardare con disprezzo l’altra sponda, dacché sono menti arretrate sprovviste di identità storica e di università – e comunque ci vogliamo bene, e forse hanno degli scorci più carini.

Devo scrivere una storia con un tema o un personaggio pisano. Devo riflettere, potrebbe essere Titta Ruffo oppure il Gioco del Ponte. Se fosse la seconda, potrei riadattare un racconto dove si picchiano fra contrade di Siena (la rivalità c’è comunque). Se fosse la prima, potrebbe essere un viaggio nei meandri del teatro, della tenorità, del desiderio di morire durante il monologo dell’Amleto (questa opzione mi tira parecchio).
Rifletterò.

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