The fortune teller.

28 Gen

Nel libro che sto leggendo, American Gods di Neil Gaiman, il protagonista prende un bigliettino da una macchina che predice il futuro da Luna Park, e sul biglietto c’è scritto “Non esiste il tuo numero fortunato. Non esiste il tuo colore fortunato.” Io direi che non sono proprio nel massimo della fortuna: mentre lavavo a terra – che, per diana, era una buona azione e non meritava la ricompensa che segue – mi è caduto il telefono nel secchio dell’acqua, che era così tanto sporca che non me ne sono resa conto finché non ho finito. Quindi ora non funziona in parte – non andava l’audio durante le telefonate, il resto sì. Ma quando mia  mamma mi ha lavato l’iPod, all’inizio funzionava, poi l’acqua sedimentando ha fatto il suo corso e ora il povero Caramella (si chiamava così) ha deceduto. Spero che il mio telefono non vada incontro a stessa sorte di decadimento circuitale, anche se non ci spero poi troppo. Per ora è chiuso in un sacchetto con il riso. Dice che assorba l’umidità per farlo resuscitare – tre giorni dicono di tenerlo, come il Cristo. Un mio amico mi ha detto che secondo lui funzionerà sicuramente, perché il riso è uno sterotipo cinese, e del resto i telefonini sono Made In China. Quando ero piccola pensavo che Made significasse una roba tipo “madre”, e quindi se avevi un’etichetta che diceva Made in Taiwan, avevi la madre in Taiwan. Non è poi così lontano dalla realtà come pensiero. Domani pomeriggio lo porterò a sistemare – se chiedono troppo, comprerò un telefono nuovo, sotto fascia. 

Inoltre oggi ho fatto prendere una multa per parcheggio a un mio amico – che spero accetti di far pagare  a me che già mi sento in colpa.

Ma basta lamentarsi, no? Ci sono anche cose belle che mi sono successe, ad esempio:

#1 – la cassata al forno che mi ha portato mia mamma dalla Sicilia. Ovviamente era solo metà, perché non l’ha trovata tutta, ma avevo detto che non mi sarei lamentata oltre.
#2 – un articolo sul giornale del Touring Club che parlava dell’isola dove Robert Louis Stevenson ha vissuto i suoi ultimi anni.
#3 – un articolo su Internazionale che parlava della capacità che abbiamo di descrivere gli odori, che in genere è molto limitata e poco specifica, a confronto con qualche tribù seminomade che vive ancora di caccia. Hanno fatto uno studio dove hanno proposto di descrivere alcuni odori a tante persone, metà inglesi e metà di questa popolazione – di cui ora non ricordo il nome ma iniziava per j e poi tanto non la conoscete quindi non vi cambierebbe molto. Ebbene, questa popolazione aveva parole specifiche, e individui diversi hanno saputo individuare con precisa esattezza e con le stesse parole ogni tipo di odore proposto. Gli inglesi no, hanno usato rigiri di parole, le descrizioni non coincidevano e, soprattutto, si sono avvalsi dell’oggetto stesso proposto per descriverne l’odore, ad esempio il limone era “limonoso”. Ma quello non è tanto dovuto a capacità olfattive, è più probabile che sia l’inglese stesso, che è una lingua così bella e intuitiva che per descrivere le cose basta semplicemente aggiungere ad esse una y e non c’è bisogno di fare troppi discorsi, si individua in maniera diretta un comportamento da cane, dog, dicendo doggy, oppure qualcuno che ammicca, voce del verbo blink, con blinky e così via. Era un bell’articolo, in più sono felice perché sebbene l’abbonamento al giornale sia mio, in casa lo riesco a vedere raramente perché i miei genitori o mio fratello me lo sottraggono.
#4 – ho ordinato Eleven Doctors, Eleven stories su Amazon perché avevo 15 euro da terminare su una carta di credito che a metà Febbraio verrà eliminata, e guarda caso faceva cifra esatta.

#5 – no, questa non la dico altrimenti forse non si avvera.

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