Incompleto

5 Dic

(ma lo scriverò lo stesso) Scrivere, scrivere, scrivere.
Ho finito Shades of grey di Jasper Fforde e, il fatto che l’umanità abbia portato ad essere famoso 50 shades of gray di James al suo posto, dimostra che l’umanità è un gruppo di persone che non hanno senso di esistere.
Il mio professore di inglese dice che la critica italiana è spesso troppo buona e non è in grado di andare contro apertamente a qualche pubblicazione: secondo me, oltre che per i motivi di clientelismo, è anche perché, per criticare una cosa, bisogna leggerla, e non agire per sentito dire. Per questo è molto più semplice stare a fare spallucce e dire “Ah, lui? Sì, ha scritto una cosa carina…” Abbozzando la recensione. The lazy journalist.
Sono andata a letto alle 4 per una settimana di fila (quasi). Questo un po’ mi ha restituito la cara vecchia tachicardia, con cui convivo da quando faccio l’università e qualcosa che non mi piace, legato all’università.
Ci sono cose che mi hanno tenuto in vita, per citare qualcuna apersonale ci sono i dolci siciliani che mi hanno portato i miei genitori – cassata a colazione, pasta con la ricotta a pranzo, cannolo a merenda. Giusto per farvi rosicare un po’.
Vorrei leggere ora, ma sono in trauma da abbandono del libro che ho finito.
Credo che riascolterò le canzoni che ascoltavo a 16 anni. Ne ascoltavo un mucchio di musica.
Ieri mattina mentre facevo la doccia è partita “Avrai ragione tu (Ritratto)” alla radio.
Mi piace stare a chiacchierare con le persone con cui non ho troppa confidenza, possono ascoltarti in maniera disinteressata. Puoi ascoltare tutto quello che hanno da dirti. Adoro stare a sentire la gente raccontare. Forse è per questo che poi so un sacco di cose. E quando poi inizia ad arrivare troppa confidenza è il panico e tronco i rapporti – sono proprio brava a intessere relazioni interpersonali, eh. Quando le cose si fanno un po’ più serie mi vergogno e scappo. Forse perché penso che arriverà anche il momento in cui penso che tocchi a me parlare e… no.
Non mi va di stare a narrare di me. Racconto un sacco di cose che non mi riguardano, però.
La musica è terapeutica.
Forse dovrei circumnavigare la scrivania per sedermi sulla poltrona comoda, invece di continuare a stare qui.
Ho stranamente un senso di benessere ascoltando i Modena City Ramblers – perché è legato a un periodo preciso e ogni nota mi suscita qualcosa.
Vorrei scrivere qualcosa che la gente possa leggere e, invece di dirmi che è bello, vada a dire a qualcun altro – oh, leggilo, c’è qualcosa. Quel qualcosa che lo riconosci che deve essere condiviso.
“Le idee di rivolta non sono mai morte” andrebbe scolpito da qualche parte per asserire come, in verità, ce lo stiamo piano piano dimenticando. Troverò qualcosa da fotografare per scrivercelo sotto. Smettiamola di pensare che le cose non servano a niente.

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