Archive | gennaio, 2015

Dall’altra parte

31 Gen

Una volta volevo fare teatro. Poi sono andata alla presentazione dei corsi al teatro Verdi e c’era un uomo di nome Federico, che era venuto in classe l’anno precedente per farci fare amicizia dato che eravamo una prima. Federico, solo, presentava un corso di Scrittura creativa che avrebbe inaugurato quell’anno. Un sacco di persone presentavano invece il corso di Fare teatro. Sinceramente non ricordo niente di cosa dissero l’uno o gli altri, ma so che senza nemmeno pensarci avevo già dimenticato le mie aspirazioni attoriali mentre una settimana dopo varcavo la soglia della Cantinetta per la prima lezione di scrittura, e dove non sapevo ancora sarei rimasta a scrivere per anni, dando vita di lì a pochi mesi a G.A.N.Z.O., un giornale (circa…) mensile, dall’acronimo ad ogni numero diverso, di cui tutti sappiamo che il più riuscito è stato Gesù Aiutaci Nascono Zombie Ovunque.

Affrontare l’adolescenza armata di Ganzo è stata una bella esperienza.

Poi Ganzo è finito, ed ho smesso di scrivere.

Va bene, smesso completamente è un’esagerazione. Qualche pensiero l’ho messo in fila. Ma senza programmi.
C’è una profonda differenza se leggo quello che ho scritto a 14 anni (quando ho iniziato) rispetto agli articoli di quando ne avevo 19, al culmine. Ora che ne ho 24 (si va a cicli quinquennali) sono calata di nuovo. Non ho l’estro scrittoreo di una quattordicenne, d’accordo, ma rispetto al picco, il peggioramento c’è stato.

Engineering students are not supposed to write a thing.
Thanks to my English course I’ve started to write again.
Maybe I can step back on my old path.

La mia insegnante di italiano al liceo diceva che sto ore a pensare prima di scrivere, il processo creativo avviene tutto come immagine mentale: per questo non stavo mai nei tempi e quando iniziavo a scrivere era tutto così denso e arduo da districare. Come l’universo prima del Big Bang. Per questo scrivere è così difficle. In testa ho un garbuglio di ciò che ho da dire, e accade tutto insieme, non so cosa va prima e cosa dopo, è un’idea circolare mentre le parole dovrebbero scorrere in fila indiana. A un certo punto avevo imparato a fare degli schemi, perché avevo capito che buttando le parole sul foglio potevo riorganizzarle meglio. Sapevo domare la bestia, adesso è scappata di nuovo dal mio controllo. Nota * in questo paragrafo la consecutio temporum è stata del tutto trascurata perché è un problema che avevo una volta, e che per un periodo ho superato e che ora ho di nuovo, per questo imperfetto, passato e presente convivono * In mezzo a questo pasticcio linguistico annaspavo, ma ho scoperto che si può affrontare. Se ho scordato come farlo, è il momento di rimboccarsi le maniche per trovare il modo.

Scrivendo tutto ciò ho realizzato che, con il progetto architettonico dell’esame che odio di più, ho lo stesso problema. L’idea c’è, è nella mia testa, ma è un’immagine arrotolata come i già citati garbugli di parole, e non so assolutamente come rappresentarla. Se dovessi farlo a parole, sarebbe meno complesso. A confrontarmi con il disegno tecnico ho lo stesso problema che avevo con le parole una volta – direi che è il caso di riarrangiare la mia tattica. Prima di perdere del tutto la capacità di esprimermi a livello di scrittura, e di annegare in mezzo alla rappresentazione in pianta, prospetto e sezione, èforseilcaso di provare a districare il progetto.

Amen.

Spoiler

15 Gen

Sto leggendo Ivanhoe. Inghilterra, Medioevo, cavalieri e guardiani di porci. Senza trascurare Robin di Lockseley, che da quando esiste il film Disney è uno degli eroi preferiti dai bambini (anche cresciuti, vedi me).
Insomma, mi sto gongolando parecchio nella lettura. Il tomo è nella lista to-read da quasi un ventennio. Avrei voluto aprirlo sin da quando mio fratello dovette leggere il libro anni fa a scuola e io lo squadravo sulla mensola.

– Ma di che parla?
– Ah, è la storia un po’ vera di Robin Hood…

Dettomi alle elementari, ciò era sbalorditivo. Ivanhoe rendeva Robin Hood uno e trino. Intanto si scrive in un modo Ivanhoe (1) e si pronuncia aivàno (2), ed è Robin Hood (3). Crescendo ho capito che Robin è uno, e Ivanhoe è un suo amico, ma questa cosa della trinità non mi è mai dispiaciuta troppo. Ciò colorava il libro di aura divina, e l’ho sempre un po’ temuto, sapendo che l’avrei letto, prima o poi.

robin-hood

Infine, a inizio 2015 mi sono detta: bene, se è sempre nella stessa mensola (cosa che, visto il gran numero di libri e di mensole in casa mia, raramente accade) lo leggo. E c’era. E sono egregiamente oltre le 200 pagine quando.

Quando accade il fattaccio.
Tra gli sfidanti in lizza c’è il Cavaliere Disperato e/o Diseredato. La sua identità non ci viene rivelata ma abbiamo capito chi è fin da quando, nel secondo capitolo, dormiva a mo’ di pellegrino mendico ai piedi di un cartello. Per inciso, la lizza è l’arena dove i cavalieri se le davano di santa ragione, ed è per quello che usa oggi dire “i concorrenti in lizza” – grazie lettura, mi fai sempre scoprire cose nuove.
Poi arriva il Cavaliere Nero Fannullone, che il pubblico chiama così perché sostanzialmente fa pascolare il cavallo senza partecipare alla mischia e, quando l’eroe Disperato è in difficoltà, risolve la situazione sferzando il colpo finale fra tripudio della folla e indignazione dei cattivi. Poi scompare.

Quando riappare in una chiesupola diroccata e suona la cetra per il suo ospite, nella nota a pié di pagina, a tradimento PEM! ci viene detto chi è il Cavaliere Nero.
MADDIO! MA ORA. PERCHÉ? L’unica cosa che mi ha trattenuto dallo scagliare il libro di là dalla stanza unitamente all’urlo di Xena è stata la presenza di mia madre.
Spoiler, no peggio, AUTOSPOILER, in quanto non si tratta di una nota del traduttore che è idiota ma di una nota d’Autore. Ma io dico, Mr. Scott, che diavolo ti tieni in testa? Bachi. Bachi marci e rincretiniti.
Per conciliare tutto quanto, avevo anche la febbre e già ero disturbata nel fisico, dunque è piaciuto colpire lo spirito.
 Lo shock mi ha reso tale da smettere la lettura per guardare cosa di peggio davano in televisione al momento – il film in seconda serata di Italia Uno, per perseverare nel trauma.

Se vi interessa, il giorno dopo c’era un film degli anni ’40 in costume storico su rete37 – una delle cose che mi affascinano, sia per i set in cui tutto è costruito per davvero, cosa che riverisco e che non si vede quasi più, sia per la quantità di eventi che si susseguono, che quando vai a leggere le trame su wikipedia sono lunghe 10 schermate. La mancanza di informazioni data dal tasto “Guida” rende le storie molto più intriganti, in quanto di solito le becco a metà e ho bisogno di fare una caccia su Internet tramite tre parole udite per capire di più. E poi mi piace sapere la vita degli attori, perché magari hanno fatto cose megafamose e io non so nemmeno che faccia abbiano.

Il re di quel film – riportato da Wikipedia – è George Sanders, doppiatore di Shere Khan e famoso per aver interpretato il cavaliere Bois de Guilbert in Ivanhoe, che muore in questo modo urlando il nome della donna che ama, che è tizia.

Ora no.

PEM! SPOILER NUMERO DUE!

Ah dici te, è uscita l’ultima puntata di Game of thrones che sarà il caso che la guardi prima che il mio amico scemo metta come finisce su Facebook, eh. Ma se leggi un libro dell’Ottocento di quelli che poi si leggono a scuola che nessuno dei tuoi amici ha mai letto, no, che danni potrebbero accadere?

Aspetto di incontrare qualcuno per strada che mi urli cosa succede nelle rimanenti 300 pagine che ancora non so, così mi risparmio la fatica.

Non credo al destino ma mi domando cosa stia cercando di dirmi.
Ascolterò Kevin Spacey di CapaRezza per espiare. Una mia amica ha suggerito di andare a spoilerare film brutti alla gente per ingraziarmi il Demone dello Spoiler.

Oppure è un’istigazione a leggere più in fretta, prima che mi piova addosso il resto della storia, perché un mio amico mi ha prestato un libro e gli ho detto che se non finisco Ivanhoe in fretta non lo posso iniziare.

Sceglierò l’ultima opzione, per sfuggire a ulteriori rivelazioni indesiderate, e riparerò nella lettura: ci rivedremo a libro concluso e, per usare il normanno tanto odiato dai sassoni eroi del libro, au revoir mes amis.

Last Year recap

8 Gen

 

Capture

Dicembre: Di cosa è fatto il ritratto della felicità?
December: What is the happiness made of?

To be part of such a big family, even if so far, so cosy.