Dall’altra parte

31 Gen

Una volta volevo fare teatro. Poi sono andata alla presentazione dei corsi al teatro Verdi e c’era un uomo di nome Federico, che era venuto in classe l’anno precedente per farci fare amicizia dato che eravamo una prima. Federico, solo, presentava un corso di Scrittura creativa che avrebbe inaugurato quell’anno. Un sacco di persone presentavano invece il corso di Fare teatro. Sinceramente non ricordo niente di cosa dissero l’uno o gli altri, ma so che senza nemmeno pensarci avevo già dimenticato le mie aspirazioni attoriali mentre una settimana dopo varcavo la soglia della Cantinetta per la prima lezione di scrittura, e dove non sapevo ancora sarei rimasta a scrivere per anni, dando vita di lì a pochi mesi a G.A.N.Z.O., un giornale (circa…) mensile, dall’acronimo ad ogni numero diverso, di cui tutti sappiamo che il più riuscito è stato Gesù Aiutaci Nascono Zombie Ovunque.

Affrontare l’adolescenza armata di Ganzo è stata una bella esperienza.

Poi Ganzo è finito, ed ho smesso di scrivere.

Va bene, smesso completamente è un’esagerazione. Qualche pensiero l’ho messo in fila. Ma senza programmi.
C’è una profonda differenza se leggo quello che ho scritto a 14 anni (quando ho iniziato) rispetto agli articoli di quando ne avevo 19, al culmine. Ora che ne ho 24 (si va a cicli quinquennali) sono calata di nuovo. Non ho l’estro scrittoreo di una quattordicenne, d’accordo, ma rispetto al picco, il peggioramento c’è stato.

Engineering students are not supposed to write a thing.
Thanks to my English course I’ve started to write again.
Maybe I can step back on my old path.

La mia insegnante di italiano al liceo diceva che sto ore a pensare prima di scrivere, il processo creativo avviene tutto come immagine mentale: per questo non stavo mai nei tempi e quando iniziavo a scrivere era tutto così denso e arduo da districare. Come l’universo prima del Big Bang. Per questo scrivere è così difficle. In testa ho un garbuglio di ciò che ho da dire, e accade tutto insieme, non so cosa va prima e cosa dopo, è un’idea circolare mentre le parole dovrebbero scorrere in fila indiana. A un certo punto avevo imparato a fare degli schemi, perché avevo capito che buttando le parole sul foglio potevo riorganizzarle meglio. Sapevo domare la bestia, adesso è scappata di nuovo dal mio controllo. Nota * in questo paragrafo la consecutio temporum è stata del tutto trascurata perché è un problema che avevo una volta, e che per un periodo ho superato e che ora ho di nuovo, per questo imperfetto, passato e presente convivono * In mezzo a questo pasticcio linguistico annaspavo, ma ho scoperto che si può affrontare. Se ho scordato come farlo, è il momento di rimboccarsi le maniche per trovare il modo.

Scrivendo tutto ciò ho realizzato che, con il progetto architettonico dell’esame che odio di più, ho lo stesso problema. L’idea c’è, è nella mia testa, ma è un’immagine arrotolata come i già citati garbugli di parole, e non so assolutamente come rappresentarla. Se dovessi farlo a parole, sarebbe meno complesso. A confrontarmi con il disegno tecnico ho lo stesso problema che avevo con le parole una volta – direi che è il caso di riarrangiare la mia tattica. Prima di perdere del tutto la capacità di esprimermi a livello di scrittura, e di annegare in mezzo alla rappresentazione in pianta, prospetto e sezione, èforseilcaso di provare a districare il progetto.

Amen.

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