Archivio | febbraio, 2015

Fucilazione, di Gianni Rodari

17 Feb

Un bambino faceva le bolle di sapone
dalla finestra quando mi fucilarono
sulla piazza piantata di alberi senza nome,
una mattina deserta con poco sole
tra i rami secchi che non trattenevano le voci,
tra quinte grige di imposte sprangate
oscillavano effimere formazioni, grappoli
subito disfatti in acini trasparenti.
Un bimbo, solo una tenera macchia viva
in un rettangolo nero,
c’era un vasetto rosso sul davanzale,
la sola cosa rossa di quel giorno tutto grigio,
io non potevo vedere i suoi occhi
sentivo la sua anima appendersi dondolando
in cima alla cannuccia di paglia,
staccarsi con un brivido, volare in silenzio,
trattenere il fiato per pregare il vento,
attraversare il poco sole in punta di piedi,
rapita in una smorfia di felicità.
I miei carnefici gli voltavano le spalle,
nessuno di loro potè vedere le sue mani
sollevarsi in adorazione quando una bolla
più gonfia, la più bella di tutte,
partì dal davanzale come un pianeta di cristallo
e prima di scendere salì verso il tetto
come una preghiera, come una favola,
piena d’ogni dolcezza che non si può perdere,
intatta e vera per il suo tempo giusto,
non ci sono abbastanza plotoni d’esecuzione
in questo mondo e in ogni altro
per fucilare tutte le bolle di sapone.

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Sulla boria dei saggi brevi

17 Feb

Parole usate a sproposito per allungare le frasi.
Il bello dell’inglese è che un testo viene considerato tanto più degno di abilità linguistica quanto più è conciso.
In italiano siamo prolissi e più i discorsi sono annacquati con interlocuzioni, spesso inutili, tanto più sono riveriti.
Mi mancherà fare dei testi argomentati per il corso di inglese – spero che il nuovo insegnante (o la nuova!) sia in grado di stimolarmi quanto lo è stato Pacitti.

Febbraio è il mese del cambiamento, a metà anno accademico. Devo riadattarmi.