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Ipocrisie.

20 Mag

L’anno scorso di questi tempi la comunità di Internet era molto offesa dal Brasile, perché per organizzare i Mondiali di calcio ha speso molti soldi che avrebbe potuto usare per servizi e migliorie alla vita della popolazione, e come se non bastasse ha inflitto molti soprusi alle classi più povere, espellendole dalle vie principali per nasconderle all’opinione pubblica internazionale, picchiando alla cieca e sparando loro.
E ora? Perché ricercando reportage sulle condizioni del Brasile post-mundial non ne trovo? L’incubo non è finito, semplicemente non fa notizia… ma se l’anno scorso sembrava che i due terzi della popolazione dei Paesi ricchi non dormisse la notte, com’è che a quest’ora non c’è sveglio nessuno?

Pensate che la vita in Brasile sia migliorata? 
Risposta pronta del primo frescone: eh, ora che i mondiali sono finiti, non gli stiamo più dando né credibilità né sostegno immeritato, sia esso stato di tipo economico (soldi per costruire gli stadi) o morale (fiducia che siano in grado di organizzare un evento sportivo bello)! Quindi è più ok.

Ah, certo, perché il problema è risolto ora che ce ne siamo andati, no?

Ma certo! Fare la guerra al problema boicottando l’evento e non guardando le partite ci ha reso persone migliori, e così la prossima volta ad ascolti calati la FIFA avrebbe scelto un altro Paese!
Ma – sveglia – le risorse impiegate male da parte del governo e la gente che muore di fame, cari miei, restano. Che vi piaccia o no. Se aveste avuto veramente a cuore la sorte dei diseredati del mondo penso che avreste adottato un comportamento diverso. Non dico che ne dobbiate continuare a parlare alacremente e tutti giorni come facevate prima, condividendo 10 notizie al giorno sul sangue versato dentro la Coppa del Mondo – ma, ai miei occhi, questo atteggiamento è parso più un attaccamento morboso e temporaneo alle notizie di tragedie che non una lucida consapevolezza dell’esistenza di un problema.

Estremizzando la critica, potrei arrivare a credere che ciò che ha dato più fastidio alle persone non sia stata la decisione delle FIFA di appoggiare indirettamente la politica brasiliana (o di un Paese random dove ampia parte della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà con pochi diritti garantiti) ma il fatto che, in virtù dell’evento, la realtà di questo Paese ci sia stata sbattuta in faccia. Non era più un posto così remoto, ma un luogo reale in cui si può effettivamente andare e, se non stiamo attenti a dove mettiamo i piedi, ci facciamo complici dei danni. E allora no, non ci andiamo in Brasile, così possiamo chiudere gli occhi.

Ma voglio dare fiducia all’umanità, e guardare la cosa da un altro punto di vista.
I più pigri di noi si sarebbero davvero interessati alle condizioni di vita in Brasile, se non ci fossero stati i mondiali? Per esempio, qualcuno pensa mai agli abitanti di Bolivia, Colombia, Argentina, Cile, Ecuador?
Se non fosse partita la Federazione, seguita da turisti, tifosi e giornalisti, a farci vedere effettivamente la vita in Brasile, probabilmente molti non si sarebbero mai preoccupati per quella terra. Magari qualcuno ha iniziato a riflettere su questi temi solo perché i mondiali di calcio fanno notizia e, pur senza condividere opinioni riottose su Internet, è diventato una persona cosciente e un po’ più attenta alle questioni sociali – perché solo quando veniamo colpiti nello stomaco ci preoccupiamo delle cose. Se mandare i calciatori in Brasile è servito a far accendere momentaneamente i riflettori su un problema, forse non dobbiamo considerarlo un evento così negativo, né voi che ritenete una vergogna essere andati in Brasile, né io che sono stata molto scettica nei confronti dell’indignazione generale. Forse qualcuno ora è più consapevole dei mali del mondo, e apprezza un po’ di più ciò che ha, o fa una buona azione, per quanto piccola, per contribuire leggermente a migliorare il mondo – che non è un cattivo traguardo. Allora propongo di cambiare politica e organizzare gli eventi solo nei luoghi disagiati, così ce ne preoccupiamo un po’ di più tutti quanti, rinvigorendo le nostre coscienze.

Tra l’altro, ancor prima di formularla, la mia proposta è vidimata. Le Olimpiadi 2016 sono in Brasile: fra meno di un anno tutti i bambini brasiliani vedranno riconoscersi una seconda volta il diritto a 15 minuti di notorietà. Che si preparino le macchine fotografiche: cheese!