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Split up

6 Nov

(lasciarsi)

Per me prendere le decisioni è come avere un secchio pieno d’acqua e tirargli un calcio forte, fortissimo: per scagliarlo il più lontano possibile. L’effetto che voglio ottenere è un volo a lunga gittata, un’inelegante parabola che vada a rovesciare il contenuto del secchio a elevata distanza da me. Così da non vedere il latte versato e piangere il meno possibile per il vuoto che avrò creato.

Poi cammino in direzione casuale, per apprezzare il piacere di avere nuovo spazio per muovere le gambe.

Vacillo: è come imparare una seconda volta a camminare. E a sentire tutta una serie di emozioni sopite. È entusiasmante. Non ci sono effetti collaterali (a parte un po’ di sonno perduto).

E poi, quando meno me lo aspetto, nel mio girovagare incosciente, scivolo. È passato un po’ di tempo e potrebbe non essere quanto ho rovesciato io: ma è una bugia. Bastano un paio di occhiali che spiccano in un’aula piena di persone a far emergere la parte di me consapevole della difficoltà di tutto quello che sto affrontando.

Nulla è semplice. Ho molti strascichi, fra cui combattere la convinzione che si è sedimentata sulla mia personalità di non essere mai abbastanza, che prendeva a pugni la rigidezza e pretesa di perfezione da me stessa che ho sempre avuto. Per me, che sono incapace di fare una cosa senza crederci, sentirmi ripetere di non starlo facendo davvero, o comunque di non dimostrarlo esternamente, erano sentenze pesanti come macigni, ogni volta.

Ora voglio recuperare tutto il tempo perduto, ed è come se nel mio animo si fosse aperta una porta da cui è uscito Giacomo e che un attimo dopo è stata investita da un ingorgo di emozioni e cose da fare che si ammassano e brulicano e spintonano per entrare e diventare parte di me. Non mi sto concedendo un attimo di pausa (infatti non riesco a leggere o guardare qualcosa che mi piace).

Ho qualche consapevolezza in più su cosa possa piacermi o meno fare da grande, e un sentore di essere incapace che continua a sollevare la testa e che vorrei schiacciare con un martello. E mi sembra di non avere tempo (ho da quando i miei amici hanno iniziato ad evolvere la sensazione di essere in ritardo sulla crescita. Forse sono solo impaziente). Come se non ci fosse più la possibilità di fare con calma. Non ho bisogno di caffé o altri stimolanti perché sono già piena di adrenalina per conto mio. Che poi è un peccato, perché vorrei dedicare più tempo ad altre cose. Alla cura di me. A stringere legami con le persone nuove. A recuperare rapporti passati. È come se il tempo si fosse compresso, maledizione: nel momento in cui ho il potere di fare tutto, devo canalizzare le energie in una direzione obbligata.

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